Nel lungo corso della sua storia dal 1885 fino a oggi, la piccola casa presso l’Odigitria in cui Foscolo trascorse gli anni dell’infanzia ha sempre attirato l’attenzione, il rispetto e l’orgoglio degli zantioti. In quel lasso di tempo, in cui la prosperità si alternava al declino e alla distruzione seguiva la rinascita, vi furono sempre voci che sottolineavano il dovere di Zante verso il suo degno figlio, il poeta dei Sepolcri. Vi fu sempre la preoccupazione di salvaguardare e preservare la memoria e di rendere il dovuto rispetto e onore al poeta e alla sua casa, e la protesta ogni volta che questi erano minacciati dall’indifferenza o dalla negligenza umana.
Risultato di pubblicazioni e proteste fu il salvataggio dalla demolizione nel 1885 della piccola casa allora fatiscente e disabitata mediante l’acquisto da parte del Comune di Zante nel 1886.
Risultato degli sforzi di pochi concittadini fu anche l’erezione dell’attuale casa di Foscolo.
Dove esattamente sia nato Foscolo non è noto. De Biasi, che aveva ricercato nell’Archivio preterremoto questa informazione, non trovò nulla di pertinente. Konomos afferma che nacque nella casa della famiglia Spathis, casa paterna della madre, nel quartiere dei Santi Apostoli, dove si era celebrato anche il matrimonio dei genitori.
Nella casa del quartiere dell’Odigitria, a Barakiotika, di proprietà di Dion. Chariates, la famiglia si stabilì nell’ottobre del 1780, quando Nicolaos aveva quasi tre anni, e vi rimase fino al 1785, quando si trasferì a Spalato in Dalmazia. Secondo il contratto di locazione del notaio Io. Frantzis di allora, nel 1780, la casa era a un piano, tra due edifici alti, quasi di fronte alla chiesa dell’Odigitria, e aveva «un portico, due stanze, una stanzetta, una cucina e una soffitta».
Col passare del tempo la casa cambiò molti proprietari, ebbe diversi usi e fu trascurata.
L’autorità municipale, mentre aveva tardato e non era riuscita a far venire a Zante le ossa del poeta dall’Inghilterra, non si occupò affatto della sua casa. E così, mentre tutti onoravano il poeta, non era stata realizzata alcuna opera, alcun monumento che lo dimostrasse e dichiarasse la sua origine zantiota.
Certo, un circolo Foscolo era stato fondato fin dal 1843, e il Teatro municipale nel 1870 fu chiamato Foscolo e allora vi fu murata sulla facciata una lastra a rilievo con l’effigie del poeta. Tuttavia intorno al 1880, poiché i visitatori stranieri la cercavano, si era ormai posto con urgenza il problema della casa di Foscolo. E cento anni dopo che il poeta vi aveva abitato, vi erano voci che chiedevano di ripararla, di apporre qualche iscrizione e di dare il nome del poeta alla strada in cui essa si trovava.
Peccato per la tua ricchezza immortale, peccato
che tanta sporcizia e bruttezza vi pascolino.
Vergogna! L’Occidente erige ancora un’altra tomba
al poeta di cui tu udisti la prima
divina parola, il primo pianto,
quando fu mandato sulla terra dal suo Dio.
E la casa disse:
Fatiscente, sudicia, mentre mi chino davanti a voi
sarò uno specchio per il vostro volto!
scriveva nel 1881 Tsakasianos, fustigando l’indifferenza dei suoi concittadini.
Una descrizione della casa quale era poco prima dell’acquisto da parte del Comune fu data da Grig. Xenopoulos. […] Bassa, a un solo piano, scrive sull’Estia di Atene nel 1889, con soltanto due finestre, ancor più rimpicciolita tra i suoi alti vicini, nasconde sotto i rozzi intonaci il suo aspetto goffo e antiquato. […] Era diventata misera e fatiscente, nota, tanto che da anni non era più abitata. Il seminterrato era una bottega di vino, e dal piccolo cortile che aveva visto i salti infantili del poeta riecheggiavano le voci nasali degli ubriachi..[..].
L’ultimo proprietario della casa, il grande mercante Ilias Makris Pachyiannis, nel 1885 chiese all’autorità municipale il permesso di demolizione per ricostruirla. Allora scoppiarono proteste attraverso la stampa. Sp. De Biasi e Andreas Martzokis furono all’avanguardia con i loro articoli che costrinsero l’autorità municipale a non rilasciare il permesso di demolizione finché non si riunisse il Consiglio comunale, il quale in seguito deliberò l’acquisto da parte del Comune di Zante.
La piccola casa presso l’Odigitria non fu l’unica abitata da Foscolo. Dopo la morte del padre e il ritorno della famiglia da Spalato a Zante nel 1788, fu ospitato, a causa di difficoltà economiche, nella casa di Ioanna Spathi Michalitse, sorella della madre, poi seconda moglie di Antonios Someritis, nel quartiere di Agios Eleftherios. Là trascorse gli anni dell’adolescenza fino all’inizio del 1793, quando lasciò definitivamente Zante a quindici anni. Quella casa — «la piccola casa presso l’Ascensione, proprietà di Stithos…» come allora era — fu demolita prima del 1885. Per questo Andreas Martzokis esortava il sindaco Loukas Karrer a non «tollerare mai di vedere compiuta una sacrilegio simile a quello perpetrato anni prima, la distruzione di un altro monumento di gloria, cioè la demolizione dell’abitazione in cui il concittadino ed emulo di Solomòs aveva dimorato ancora giovane», notando di possedere «uno schizzo artisticissimo di questa abitazione, e forse l’unico che esista a Zante». Un disegno di quella casa, abitazione di Ioanna Spathi Michalitse, fu pubblicato nel 1990 poco prima di morire da Nt. Konomos, e più tardi anche da Dion. Mousmoutis come casa Someritis.
La casa di Ioanna Spathi Michalitse, sorella della madre del poeta, nel quartiere di Agios Eleftherios, dove Foscolo visse negli anni dell’adolescenza (dal libro di Nt. Konomos, Fonti e testimonianze sulla vita infantile e adolescenziale di Nicolaos Foscolo a Zante. Atene 1990
La piccola casa presso l’Odigitria, tuttavia, che fu salvata e in cui visse tutta la famiglia insieme e si formò il carattere di Foscolo nei primi anni dell’infanzia, è quella considerata come la Casa del Poeta. All’acquisto della casa, nel 1886, seguirono la riparazione e l’inserimento nella facciata della lastra commemorativa nel 1892, sotto il sindaco Anastasios Lountzis. «Casa ove nacque Ugo Foscolo il 26 gennaio 1778, acquistata dal Comune a perpetua memoria, posta per delibera del Consiglio comunale 1892.»
Pianta della casa di Ugo Foscolo, 1892, e l’iscrizione posta sulla facciata [Dal fascicolo Inaugurazione della lastra votiva sulla casa natale di Ugo Foscolo. A Zante 1892
Generali furono la soddisfazione e l’entusiasmo e tutto il mondo intellettuale salutò l’evento.
Aprite… Aprite la porta della casa
Dove nacque il grande poeta dei Sepolcri[…]
………………………………………………………..
il nido dell’aquila abitante del cielo diventi
Santo santuario per la patria orfana
Per le generazioni venture resti monumento di gloria
Come una pagina del nostro amore nella sua memoria
scriveva Dion. Iliakopoulos e Tsakasianos, che aveva prima fustigato l’indifferenza verso la casa, salutava ora il poeta
"che avanza ed entra
Nell’edificio le cui stesse ragnatele parlano
E là chiama tutta la terra abitata".
Il sindaco Loukas Karrer ritenne il funzionamento in questa casa di una Biblioteca municipale Foscoliana come l’uso più appropriato della casa di Foscolo. «Il capo del Comune,» scrive De Biasi, «decise che fosse la sede di una Biblioteca municipale Foscoliana e che presso un esperto si interpretassero le opere immortali di Foscolo.» Così nel 1888 fu fondata la Biblioteca Foscoliana aperta al pubblico, che aveva lo scopo non solo di raccogliere e presentare le opere e tutto ciò che riguardava il poeta, ma anche di riunire là «libri di altro genere utili allo studio, manoscritti, immagini, antichità e tutto ciò che aveva valore storico, con l’ambizione di diventare degna del nome di cui era adornata».
La Biblioteca cominciò subito a funzionare con libri provenienti soprattutto da donazioni, con un nucleo di 400 libri donati da De Biasi e anche da acquisti del Comune di Zante. De Biasi fu nominato custode non retribuito su proposta della commissione foscoliana. Quella commissione, a cui erano stati affidati la questione e i negoziati per l’acquisto della casa, era composta dal vicesindaco conte Ant. Flambouriaris, dal consigliere comunale Ioannis Papadatos, dal console d’Italia Const. Messalas e da Io. Domeneginis, Io. Plessas, Memnon Martzokis e Sp. De Biasi.
La casa di Foscolo e la Biblioteca Foscoliana, con Sp. De Biasi come custode dal 1889 e per molti anni fino a pochi anni prima della sua morte nel 1927, conobbero periodi di fioritura. Donazioni di libri, opuscoli, manoscritti e cimeli arricchivano il patrimonio della Biblioteca e studiosi e visitatori varcavano la soglia della casa con rispetto per la memoria del poeta.
Gli studiosi italiani di Foscolo G. Martinetti, Antona Traversi, Grotta, A. Giordano e molti altri donarono allora libri, e gli zantioti Dim. K. Narantzis, parente del poeta, edizioni rare delle opere di Foscolo con firme autografe, Zois, Tsakasianos, Martzokis e altri. Manoscritti donarono Sp. Pelekasis — i manoscritti del padre, del medico-filosofo Dimitrios Pelekasis, le cronache di Zante, e il manoscritto con la traduzione del Pastor Fido di Mich. Soumakis —, Ant. Flambouriaris, una carta topografica del Castello di Zante, e molti altri: K. Vlassopoulos, K. Therianos, Dim. Matesis, Georgios Manesis, Georgios Verykios, Sp. Kourtsolas, And. Laskaratos; e furono raccolti manoscritti di Dion. Therianos, lettere di Solomòs, di Tertsetis, di Antonios Matesis, corrispondenza di Georg. Verykios con Lombardos, Momferratos, Arist. Valaoritis, P. Vrailas e altri, corrispondenza di Andr. Martzokis con Kolotzis e A. Viaginis relativa alla casa di Foscolo, traduzioni di poesie giovanili di Foscolo di Arist. Kapsokefalos, codici e documenti patriarcali, scritti storici, poesie, libri, periodici e giornali riguardanti Foscolo e altro. L’interno della casa era adornato di ritratti di Ang. Konomos, padrino del poeta, Antonios Martelaos, suo maestro, opere di Koutouzis e Kantounis, ritratti di Manzoni, Cornelio Ioasaf, Ioulios Typaldos, Katiforis e altri.
Per il contenuto sconosciuto e oggi perduto della casa di Foscolo queste notizie e informazioni sono preziose.
Alla piccola casa e alla biblioteca fa riferimento Ludwig Salvator, che visitò Zante nel 1900 e conserva anche una fotografia della facciata della casa e dell’interno della biblioteca con l’immagine di Foscolo in posizione di rilievo.
La casa di Foscolo nel 1904 (dal libro Zante di Ludwig Salvator)
Il ritratto di Ugo Foscolo e una veduta dell’interno della Biblioteca Foscoliana nel 1904. (Dal libro Zante di Ludwig Salvator)
Il Comune di Zante, a cui appartenevano la casa e la biblioteca di Foscolo, ne aveva la gestione e, secondo le proprie possibilità economiche, provvedeva sempre alla loro manutenzione, iscrivendo nei relativi capitoli di bilancio somme per le riparazioni della piccola casa comunale, per lo stipendio di un custode-assistente del custode non retribuito, per l’arricchimento della Biblioteca e per un contributo annuale alle sue spese di funzionamento. Quando le necessità lo richiedevano, copriva anche le spese straordinarie.
In epoche di cattiva situazione economica del Comune le somme venivano ridotte o si aboliva il posto di custode-assistente, spesso da parte della Prefettura, senza il consenso del Consiglio comunale, e nonostante le proteste e i ricorsi al Ministero dell’Interno.
Riguardo al taglio delle spese, nel 1893 l’allora prefetto Pan. Matarangas espresse l’opinione — un’opinione che aveva trovato anche sostenitori — che «bisognava fonderla con la pubblica e mantenere nella casa di Foscolo soltanto una sezione foscoliana, mentre i libri in essa non riguardanti Foscolo andavano trasferiti nella Pubblica, e così il Comune indebitato sarebbe stato sollevato dalle sue sempre inutili spese[…]».
Il periodo difficile per la casa e la Biblioteca iniziò nel 1913 a causa della generale cattiva situazione economica del luogo derivante dalle guerre balcaniche del 1912–1913.
Negli anni che seguirono, con la guerra mondiale, la situazione politica anomala, il blocco, l’occupazione francese (1916), la campagna e la catastrofe dell’Asia Minore e la crisi economica che ne conseguì, la stagnazione del commercio e la povertà dei cittadini, il Comune, per mancanza di entrate, versò in una situazione economica tale da non poter assolutamente mantenere come avrebbe dovuto gli edifici comunali. E la piccola casa di Foscolo, seguendo la sorte degli edifici comunali, era caduta in cattivo stato: l’acqua entrava dal tetto e i libri «giacenti a terra e mescolati si deterioravano di giorno in giorno».
Riparazioni furono eseguite nel 1926 [sindacatura di Dion. Ithakisios, 1925–1929] sotto la pressione di proteste e pubblicazioni sullo stato pietoso della casa e dei libri.
La casa di Foscolo [la prima a sinistra] prima del 1940. Conserva la lastra con l’iscrizione e sono visibili i danni alla facciata. [Eptanisiaka Fylla IX,1,1976]
Allora furono riparati ripetutamente l’interno, l’esterno e il tetto della piccola casa. Riferendosi a pubblicazioni sfavorevoli, Dion. Dasis, politicamente vicino all’autorità municipale di allora, sottolineava che chi protestava per lo stato della piccola casa avrebbe dovuto scrivere a lungo anche delle «azioni e degli sforzi indefessi» compiuti per le riparazioni della casa, la quale però, come osservava anche un giornale dello stesso schieramento, da tempo e a causa dell’età avanzata di De Biasi «mai o rarissimamente si apriva all’uso del pubblico».
In ogni caso la celebrazione del centenario di Foscolo nel 1927 e la necessità che allora la piccola casa fosse in buono stato — «[…] bisogna fare qualcosa perché gli stranieri non ci vedano così […]» — contribuirono affinché fosse riparata e rinnovata. Le riparazioni continuarono per l’accoglienza di funzionari italiani venuti a deporre una corona di bronzo sul busto di Foscolo nel 1928. In occasione delle feste del centenario, comunque, fu donato al Comune anche un busto di Foscolo, cimelio della famiglia Valaoritis, da Zoe I. Valaoritis «con la preghiera che sia collocato o nella sala del Municipio o nella Biblioteca Foscolo se questa verrà rinnovata», nonché un’edizione di lusso delle opere di Foscolo da parte del Governo italiano con dedica autografa di Mussolini.
Nel marzo 1927 morì Sp. De Biasi, il quale con il testamento lasciò in eredità al Comune la propria biblioteca personale insieme a manoscritti, lettere private e lavori inediti. I libri di De Biasi furono trasferiti alla fine del 1927 dalla sua casa alla Foscoliana, vi furono collocati e catalogati nel 1930–1931 sotto il sindaco Anastasios Merkatis dal teologo Dionysios Dim. Papagiannopoulos, per un compenso di 5.000 dracme, con l’aiuto del bibliotecario Georgios Konofaou, che aveva già redatto, dal 1927, il catalogo dei libri della Foscoliana.
Un’immagine della ricchezza della Biblioteca De Biasi è data in un relativo fascicolo stampato nel 1931 dal Comune di Zante. Il registro manoscritto con la catalogazione del contenuto della Foscoliana — libri e opuscoli — redatto da Konofaou purtroppo non si è conservato.
Dopo la morte di De Biasi furono custodi non retribuiti in successione i professori Sp. Giannopoulos [1927–1930], Ioannis Kampitsis [1930–1931] e il professore in pensione Dion. Martinengos nel 1932 «… con la preghiera di accettare la nomina alla carica onorifica».
La piccola casa fu di nuovo riparata nel 1933 [sindacatura di Anastasios Merkatis, 1929–1934] e la Foscoliana funzionò così fino alla morte, nel novembre 1934, del bibliotecario G. Konofaou, dopodiché, in vista della discussione di un disegno di legge che prevedeva l’unificazione delle biblioteche, Pubblica e Foscoliana, e dell’Archivio in un unico ente, chiuse [sindacatura di Philippos Karrer] affinché se ne occupasse il nuovo Organismo che sarebbe stato creato. Il decreto legislativo fu approvato nel 1935 e i libri della Foscoliana, insieme ai libri di De Biasi — 3.640 volumi e molti manoscritti — furono trasferiti nel luglio 1937 nella Biblioteca pubblica, che allora si trasferì dal palazzo Komoutos al palazzo Messalas, dove furono ospitati, a quanto sembra, in una sala Foscolo separata.
Ritratto di Foscolo [olio] che si conservava prima del terremoto nella Biblioteca pubblica di Zante [dal periodico Eptanisiaka Fylla IX,1, 1976]
Così si realizzò in parte l’opinione espressa quarant’anni prima, nel 1893, dal prefetto Matarangas circa la fusione delle biblioteche. Una sezione foscoliana nella casa di Foscolo, tuttavia, non fu mantenuta. Tutti i libri in generale furono trasferiti e rimasero là fino al 1953, quando furono distrutti dai terremoti e dal fuoco insieme ai libri della Pubblica. Nell’attuale Biblioteca pubblica i timbri della Foscoliana — al centro Zante con la lira, intorno BIBLIOTECA MUNICIPALE FOSCOLIANA — su pochi libri sopravvissuti attestano e conservano la memoria di quella biblioteca.
Il tipo di timbro della Biblioteca municipale Foscoliana. Zante seduto su una roccia tiene una lira. La rappresentazione è da un’antica moneta zantiota. Intorno il nome della Biblioteca
Nel 1940, il 6 novembre, tre anni dopo il trasferimento dei libri della Foscoliana, nel vortice della guerra, aerei italiani bombardarono la città di Zante. Una bomba caduta vicino alla casa di Foscolo la distrusse, chiudendo così la prima fase del percorso storico della casa di Foscolo.
Il secondo periodo della sua vita iniziò nel 1941 con l’occupazione italiana. L’interesse degli italiani per la casa di Foscolo — che onoravano come figlio d’Italia e le cui ossa dal 1871 si trovavano nel Pantheon dei grandi italiani a Santa Croce a Firenze — era continuo. Si era già manifestato con pubblicazioni nel 1882 e fu espresso di nuovo nel 1885, con una proposta di acquisto da parte del governo italiano tramite il suo console a Zante, Konstantinos Messalas.
L’acquisto della casa allora da parte del Comune e il suo uso per scopi che onoravano il poeta scongiurarono quella possibilità.
Quando nel maggio 1941 gli italiani occuparono Zante si interessarono subito all’erezione della casa di Foscolo distrutta dal bombardamento, con lo scopo ultimo di preservare nella terra natale del poeta la sua casa e di farla «divenire centro di studi e museo spirituale di studi foscoliani».
Gli italiani ricostruirono l’edificio con i denari depositati in Banca dagli zantioti d’America per le necessità delle famiglie dei combattenti zantioti del 1940. Lo ricostruirono sul sito in cui si trovava prima e con lo stesso progetto che aveva prima, e entro pochi mesi, fino al dicembre 1941, l’edificio era completato.
Sulla facciata, per ordine del chargé d’affaires italiano e a spese del Comune di Zante, nel gennaio 1942, fu applicata con lettere di granito la frase di Foscolo…. E a te il pensier.
La casa di Foscolo nel 1942. Sulla facciata, per ordine degli italiani, il Comune di Zante pose con lettere di granito la frase:….e a te il pensier
Il disegno della decorazione interna e dei lavori di intaglio ligneo fu elaborato dalla Direzione delle Belle Arti, servizio istituito dagli italiani, sulla base di motivi, come si riferisce, della decorazione della Faneromeni, e l’esecuzione dei lavori di intaglio fu affidata all’artista Nikolaos Andravidiotis.
Per l’allestimento e l’arricchimento di mobili, cimeli e libri, nel novembre 1941 gli italiani costituirono una commissione posta sotto la supervisione dell’ispettore scolastico Guido Fabris.
La Commissione fu denominata «Per la casa di Foscolo», Comitato pro Casa del Foscolo, ed era composta da Loukas G. Karrer, Antonios Komoutos, Pan. Konidis, Dim. Koriatopoulos, Erm. Lountzis, Dion. Martinengos, Anast. Merkatis, Nik. Mouzakis, Dion. Romas, Sp. Giannopoulos.
Per il raggiungimento dei suoi scopi la commissione si rivolse con lettera personale a coloro che giudicava in grado di offrire «generosamente alla “Casa di Foscolo” quanto possiedano che possa contribuire a una sua migliore e più dignitosa apparenza — cioè, mobili della fine del ’700 e dell’inizio dell’’800 (casse a forma di banco, biblioteche “BURO”, tavoli, placche da muro, sedie, ecc.»), vedute e paesaggi di Zante del periodo foscoliano, immagini, ritratti, libri, documenti, utensili da tavola, ecc., e notava che «Il nome dei generosi donatori resterà nella stima comune e di essi si farà onorevole menzione nella “Casa di Foscolo”».
In sostanza la commissione agì allora per la ricostituzione della Biblioteca Foscoliana, nello stesso spirito e con gli stessi mezzi con cui era stata creata inizialmente nel 1888 — cioè con donazioni di ogni genere di libri.
Un fatto casuale pochi mesi dopo, nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1942, contribuì anche alla partecipazione dei cittadini con offerte di raccolta. Le offerte furono suscitate come segno di disapprovazione per lo sporcamento da parte di ignoti con immondizie — perché offendeva il sentimento nazionale — dell’iscrizione «Zante d’ Italia al Ugo Foscolo.1 Maggio 1941» (Zante d’Italia a Ugo Foscolo, 1 maggio 1941), che gli italiani avevano posto sulla colonna del busto di Foscolo.
La commissione con un comunicato invitava «[…] tutti i concittadini in segno di protesta a gareggiare per la rapida e definitiva sistemazione della casa di Foscolo. Offerte in denaro, mobili, utensili, quadri, libri ecc. sono accettati presso l’Ispettorato scolastico di Zante a fronte di ricevuta, per la sistemazione della Casa del Foscolo per la sistemazione della casa di Foscolo», mentre un libro speciale con i nomi di tutti coloro che avrebbero contribuito a ciò — cioè alla sistemazione della casa — sarebbe stato conservato ed esposto nella casa del poeta.
La risposta fu massiccia. Il rispetto verso il poeta da un lato e la evidente pressione italiana dall’altro ebbero effetto. Liberi professionisti, mercanti, impiegati pubblici, maestri e professori in maggioranza (Fabris del resto era il loro superiore), molti dei cui nomi si sono conservati, offrirono denaro nelle dure ore dell’occupazione per la sistemazione della casa di Foscolo. Poiché «lo zelo dei locali nella raccolta condotta fu esemplare» [entro il 10 maggio erano state raccolte 254.750 dracme ioniche], continuarono i lavori di abbellimento e si sperava che «molto presto questo nuovo ornamento del nostro luogo sarà messo a disposizione del pubblico». Il capo degli Affari civili, Parini, visitò la casa nel giugno 1942 e «[…] ammirò il lavoro di intaglio del soffitto esprimendosi con entusiasmo per l’esecutore di esso, l’artista Andravidiotis. […] raccomandò all’Ispettore scolastico e alla Direzione delle Belle Arti la rapidissima ultimazione dell’opera, mettendo al tempo stesso a loro disposizione qualunque credito finanziario che fosse necessario a tal fine».
Con il completamento dei lavori e della decorazione interna della casa di Foscolo, nel febbraio 1943 fu nominato curatore della casa di Foscolo il membro della commissione professore Dionysios Martinengos, che era stato custode non retribuito della Foscoliana dal 1932 al 1934, perché provvedesse «all’arricchimento e alla conservazione della casa del poeta affinché presto sia consegnata al pubblico».
Nonostante i riferimenti che abbiamo alla decorazione artistica interna — la menziona anche Konomos come opera importante di Andravidiotis, notando che la casa di Foscolo era allora usata come Museo —, non sappiamo se esistano descrizioni o fotografie di quest’opera, eseguita da un artigiano zantiota e sostanzialmente con i denari e le offerte degli zantioti. Conosciamo però l’arredo di allora della casa di Foscolo, che proveniva anch’esso dalle offerte degli zantioti.
Nel settembre 1943, dopo la capitolazione dell’Italia e la partenza degli italiani, la casa passò alla gestione del suo proprietario, il Comune di Zante. Il 30 dicembre 1943 fu ricevuta dal curatore Dion. Martinengos da una commissione nominata dal prefetto, composta dall’allora segretario generale del Comune Nikolaos Chasalevris e dal capo dell’Archivio Dim. Koriatopoulos. Secondo il verbale di consegna e ricezione i mobili della piccola casa erano tutti di noce, di arte del XVIII secolo. Erano un divano, quattro poltrone, dieci sedie, un bureau, una biblioteca con 26 libri e due tavoli. Vi erano inoltre un olio di Foscolo, un suo busto su piedistallo di legno [molto probabilmente la donazione di Zoe Valaoritis], una custodia di noce contenente due nastri della deposizione di una corona sul busto di Foscolo e una corona di bronzo dedicata a Ugo Foscolo [era la corona che funzionari italiani deposero nel 1928].
Pochi giorni dopo, con il bombardamento alleato dell’11 gennaio 1944, la casa di Foscolo subì gravi danni dall’esplosione e dai proiettili scagliati. Le porte e le finestre esterne si spezzarono, il tetto subì gravi danni, il muro esterno aveva deterioramenti e quelli interni avevano crepe e uno era fatiscente.
Allora l’arredo e gli oggetti insieme a quanto altro era stato salvato [ante interne, porte] furono trasferiti e custoditi nel Palazzo comunale; furono chiusi tutti i telai esterni per ragioni di sicurezza e protezione dell’interno, e la Casa di Foscolo rimase così fino al 1949 dopo essere stata messa in sicurezza, nel settembre 1945 sotto il sindaco Dimitrios Koumanis, anche con la demolizione dei muri sovrastanti degli edifici vicini distrutti.
Da allora la casa di Foscolo ebbe diversi usi armonizzati con le necessità del dopoguerra del luogo.
Nel settembre 1949, sotto il sindaco Matthaios Michalitse, iniziarono riparazioni per ospitarvi temporaneamente una Scuola professionale artigianale per fanciulle indigenti che con le iniziative del prefetto Dim. Sabatakakis fondò allora a Zante l’Istituto Nazionale. Nel giugno 1950 vi erano già stati trasferiti 6 telai previsti per il funzionamento della Scuola.
La Scuola funzionò al piano terra della casa per un periodo e secondo informazioni aveva molte allieve. Nel novembre 1951 la casa intera, o almeno il piano superiore, sembra essere vuota poiché allora il Comune respinse, come non conveniente, una domanda di un privato che chiedeva di affittarla. È certo però che la Scuola non vi era ospitata nel luglio 1952 poiché il Comune pagava allora un contributo per l’affitto di una casa in cui era ospitata la Scuola professionale.
Nel marzo 1952, mentre si discuteva la fondazione di una sezione della Scuola di Belle Arti a Zante da parte dell’Istituto Nazionale, il Comune si dichiarava disposto a concedere «alla Scuola di Belle Arti che sarà fondata qui l’uso s o l o della casa di Foscolo per l’alloggio degli artisti che di volta in volta arriveranno e per il periodo di quattro (4) anni dall’inizio del funzionamento», a condizione che tutte le riparazioni o modifiche ritenute necessarie fossero a carico della scuola e restassero a beneficio del Comune senza indennizzo dopo la scadenza della concessione.
Né sezione né concessione sembrano aver avuto luogo. Nell’agosto 1952 nella casa di Foscolo fu trasferita per custodia la statua del gladiatore, opera di Tenerani, allievo di Canova, donazione di Maria Kaisara Romas al Comune dal 1905, che fino allora si trovava in un giardinetto del Comune e a cui i bombardamenti avevano staccato le braccia.
Secondo informazioni, in quel periodo il piano superiore era usato per tenere conferenze.
Un anno dopo, nell’agosto 1953, terremoti e fuoco distrussero la casa di Foscolo e si chiuse il ciclo di questo periodo della casa, delimitato da due distruzioni totali: il bombardamento del 1940 e il terremoto e l’incendio del 1953.
Nella nuova città il sito della casa rimase vuoto fino al 1969. Allora, con le iniziative del prefetto Andreas Ioannou, fu acquistato dalla famiglia Stoupathis e collocato sul lotto della casa lo «spirito del dolore», l’angelo piangente — statua che adornava la tomba della ventenne Eleni Stoupathi nel cimitero meridionale di Zante, opera dello scultore Io. Vitsaris — e fu istituito un cenotafio in memoria e onore del poeta dei Sepolcri. Un’iscrizione con i suoi versi «o materna mia terra» restava a ricordare il poeta e la sua origine zantiota.
Bisognò che passassero 60 anni dal 1953 perché fosse eretta nello stesso sito e di nuovo con lo stesso progetto la casa di Foscolo, senza uno dei due vicini — il riassetto fondiario la rese d’angolo — con gli sforzi e la perseveranza di un uomo dotato di sensibilità e conoscenza, il compianto Nikolaos Lalotis, presidente dell’Associazione Culturale di Zante UGO FOSCOLO, fondata a questo scopo, e con il sostegno del proprietario, il Comune di Zante, e del finanziatore, l’Unità regionale di Zante. Il destino volle che se ne interessasse e vi riuscisse l’uomo che negli anni giovanili aveva conosciuto bene la casa di Foscolo nella sua prima forma, poiché nei primi decenni del XX secolo la casa vicina a sud apparteneva a suo padre, il notaio Georgios Zivas-Lalotis.
Oggi, con la nuova forma giuridica e sotto la gestione dell’Associazione culturale UGO FOSCOLO, la Casa di Foscolo inaugura una nuova epoca continuando a servire gli scopi per i quali fu originariamente fondata. Mostre permanenti o temporanee relative al poeta, prestiti di materiale vario, riproduzione delle opere del poeta, edizioni, collaborazioni con enti locali o altri in Grecia e all’estero che onorano il poeta, soprattutto in Italia, convegni, funzionamento di una biblioteca digitale, possono rendere la casa di Foscolo, Museo-Biblioteca, un importante centro di studio dell’opera foscoliana, così come le generazioni precedenti fin dall’inizio della sua creazione la immaginarono, credettero e augurarono:
Santuario sacro per ogni nuova creazione, che andrà perduto soltanto quando anche la terra perirà.
Georgia Kokla-Papadatou