Composizioni poetiche
a) Odi
- A Bonaparte liberatore, (1797). L'ode A Bonaparte liberatore, firmata Niccolò Ugo Foscolo, [il poeta aggiunse, secondo l'uso dell'epoca, lo pseudonimo al proprio nome,] fu pubblicata inizialmente a Bologna nel maggio 1797. Fu stampata una seconda volta a Genova nel novembre 1799, quando Foscolo prestava servizio nelle truppe francesi in Liguria, con l'aggiunta di una lettera a Napoleone, divenuta nota come Orazione a Bonaparte (o Dedicatoria a Bonaparte).
- A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, (1800). L'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo fu pubblicata nel 1802, ma composta nel marzo 1800, quando la nobile genovese Luigia Pallavicini, celebre per la sua bellezza, cadde da cavallo mentre cavalcava sulla spiaggia di Sestri Ponente e rimase ferita (il volto le fu sfigurato). Il generale francese Thiébault, che si sentiva in colpa per l'incidente perché aveva venduto il cavallo alla Marchesa, incluse nelle sue memorie una descrizione dettagliata dell'episodio.
- All'amica risanata, (1802). L'ode All'amica risanata si riferisce alla guarigione della contessa milanese Antonietta Fagnani Arese; fu scritta da Ugo Foscolo nel 1802 e pubblicata nel 1803.
b) I sonetti
I dodici sonetti di Ugo Foscolo furono scritti tra il 1798 e il 1803 e pubblicati tra il 1802 e il 1803. Inizialmente, nell'ottobre 1802, otto sonetti e l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo uscirono nel fascicolo IV del «Nuovo Giornale dei letterati» di Pisa, con il titolo «Poesie». Nel 1803 il poeta pubblicò a Milano, con lo stesso titolo «Poesie» e con dedica all'amico fiorentino Giovanni Battista Niccolini da Destefanis, gli otto sonetti, premettendone altri tre, nonché l'ode All' amica risanata. Furono ristampati nello stesso anno dalla tipografia del milanese Agnello Nobile con lo stesso titolo e con l'aggiunta di un dodicesimo sonetto.
- Non son chi fui, perì di noi gran parte (Non sono chi fui; gran parte di noi è perita). Il sonetto fu scritto con ogni probabilità per Isabella Roncioni. Il poeta, che si rende conto che i suoi sogni giovanili non si realizzeranno, vorrebbe abbandonarsi alla morte, ma lo trattengono il desiderio di gloria e l'amore per la madre.
- Che stai? (Che fai?). Si tratta di un sonetto in cui Foscolo avverte di invecchiare e che il secolo volge al termine.
- Te nudrice alle Muse (Nutrice delle Muse). Sonetto ispirato alla proposta del Consiglio Cisalpino di abolire la lingua latina. Il poeta è indignato e non vuole che il vincitore possa vantarsi di aver privato l'Italia della sua lingua materna.
- E tu ne' carmi avrai perenne vita (E nei carmi avrai vita perenne). Il sonetto, considerato il più importante della raccolta, fu scritto nel 1801 e dedicato a Firenze.
- Perché taccia il rumor di mia catena. Sonetto scritto per Teresa Pikler o per Isabella Roncioni.
- Così gl'interi giorni in luogo incerto. In questo sonetto scritto per la Roncioni, Foscolo osserva che di notte ripercorriamo tutti gli eventi importanti della nostra vita, ma ci concentriamo sui più dolorosi.
- Meritamente, però ch' io potei. Il sonetto, ispirato dalla Roncioni, fu composto dal poeta mentre si trovava in Liguria.
- Solcata ho la fronte (Ho la fronte solcata). Il sonetto è un autoritratto in cui il poeta si descrive con fronte alta solcata di rughe, capelli intensamente rossi, denti bianchi e capo chino. Corpo armonioso, abbigliamento elegante ma semplice, pronto nelle decisioni, lotta con il destino e con gli uomini, ha carattere impulsivo ma ostinato. Foscolo conclude dicendo che solo con la morte potrà conseguire la fama e trovare riposo.
- Alla sera. È considerato il più bello dei sonetti di Foscolo e dimostra l'adesione del poeta ai dogmi del materialismo settecentesco.
- A Zacinto [Zante (Né più mai toccherò le sacre sponde)]. Uno dei sonetti più noti di Foscolo. Zacinto, cantata dal poeta, non è soltanto la terra natale, ma anche la patria ideale. Come altri poeti romantici, Foscolo con i suoi versi si accosta alla Grecia classica, in cui vede l'incarnazione della bellezza e dell'armonia.
- Alla Musa. Il componimento, scritto tra il 1802 e il 1803, è il primo dei grandi sonetti.
- In morte del fratello Giovanni. Scritto nel 1802 dopo il suicidio con il coltello del fratello Giovanni Dionisio a causa di un debito di gioco. Il sonetto, pur mostrando influenze di Catullo e di Petrarca, è uno dei più originali del poeta. È pervaso da affetto fraterno, che il poeta esprime con stile assai intenso.
c) Dei sepolcri, (1807). Dei sepolcri è l'opera più compatta e compiuta di Ugo Foscolo ed è ispirata al decreto sulla regolamentazione delle pratiche funerarie emanato da Napoleone nel giugno 1804 ed esteso al Regno d'Italia nel 1806. I versi furono scritti in pochi mesi nell'estate e nell'autunno del 1806, quando il poeta era ospite della contessa Marzia Martinengo Provaglio a Palazzo Martinengo a Brescia, e furono pubblicati nel 1807 dalla Tipografia Dipartimentale del Mella di Niccolò Bettoni. È probabile che l'idea di comporre Dei sepolcri sia nata nel poeta dopo una discussione nel salotto letterario di Isabella Teotochi Albrizzi con lo studioso Ippolito Pindemonte, cui il poema è dedicato.
d) Le Grazie, (poema incompiuto, 1803–1827). Le Grazie è una composizione poetica incompiuta, dedicata allo scultore Antonio Canova. Il nucleo dell'opera fu scritto nel 1803, ma la vera stesura, mai portata a termine, iniziò nel 1812–13 e si protrasse fino all'anno della morte del poeta, il 1827.
Romanzi
a) Sesto tomo dell' io, romanzo autobiografico (1799–1801). Abbozzo di un romanzo autobiografico rimasto incompiuto nella forma di una raccolta di frammenti. È considerata il più audace tentativo di riforma del romanzo italiano. Nella prefazione Foscolo scrive «Questo volume comprende il ventitreesimo anno, dal 4 maggio 1799 al 4 maggio 1800», dichiarando l'intenzione di parlare del ventitreesimo anno di vita dell'autore-protagonista e di sottintendere che il romanzo fa parte di un'opera più ampia che avrebbe riguardato l'intera sua vita.
b) Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo epistolare, 1802–1803. Si tratta di un romanzo epistolare, forma che conobbe grande successo nell'Europa del Settecento. La storia è costituita da una serie di lettere che il protagonista scrive all'amico Lorenzo Alderani. Foscolo si ispirò ai Dolori del giovane Werther di Goethe (1774) e alla Nuova Eloisa di Rousseau.
Tragedie
- Tieste, tragedia (1795). Foscolo compose la tragedia Tieste con ogni probabilità nel 1795. L'opera fu rappresentata per la prima volta al teatro Sant' Angelo di Venezia il 4 gennaio 1797 dalla compagnia di Giuseppe Pellandi e ottenne grande successo. Il testo della tragedia, riveduto e corretto, fu incluso in aprile nel volume 10 del Teatro moderno, periodico del veneziano Antonio Fortunato Stella. La tragedia consta di 1401 endecasillabi ed è divisa in cinque atti. La trama si concentra sulla rivalità tra Atreo, re di Argo, e il fratello Tieste.
- Edippo, tragedia (1795–1796?) – attribuita. Un abbozzo in prosa di una tragedia dedicata a Edipo è conservato nella Biblioteca Labronica di Livorno. Nel 1978 un manoscritto intitolato tragedia Edippo di Wigberto Rivalta fu attribuito a Foscolo da Mario Scotti. Il manoscritto si trova a Roma, tra carte appartenute a Silvio Pellico. Secondo Scotti, l'attribuzione si fonda su elementi testuali e strutturali. Le sue tesi, tuttavia, non hanno convinto tutti gli studiosi e il dibattito sul corpus delle tragedie del poeta rimane aperto.
- Ajace, tragedia, 1810–1811. Tragedia in cinque atti composta da Foscolo tra il 1810 e il 1811. Fu rappresentata alla Scala di Milano il 9 dicembre 1811 con relativo successo. La tragedia, ripetuta una sola volta perché la polizia individuò nel testo allusioni a Napoleone Bonaparte e proibì le rappresentazioni, rimase non rielaborata e fu pubblicata per la prima volta a Napoli nel 1828, censurata da Urbano Lampredi.
- Ricciarda, tragedia (1813). La tragedia La Ricciarda fu composta dal settembre 1812 ai primi di giugno dell'anno successivo. Fu rappresentata per la prima volta a Bologna il 17 settembre 1813 dalla compagnia di Salvatore Fabbrichesi e pubblicata nel 1820 a Londra dall'editore John Murray con dedica a Lord John Russell.
Altri testi
- Epistolario (1794–1827). L'epistolario di Foscolo è uno dei più ricchi e interessanti della letteratura italiana.
- Esame su le accuse contro Vincenzo Monti (1798). Esame delle accuse contro Vincenzo Monti.
- Discorso su la Italia (1799).
- Orazione a Bonaparte pel Congresso di Lione (1802).
- Chioma di Berenice, traduzione della versione catulliana del carme di Callimaco (1803). La Chioma di Berenice, traduzione della versione catulliana del carme di Callimaco.
- Della poesia, dei tempi e della religione di Lucrezio (1803) – frammenti. Frammenti sulla poesia, i tempi e la religione di Lucrezio. Tito Lucrezio Caro (Titus Lucretius Carus, 94 a.C. – 15 ottobre 55 a.C.) fu poeta e filosofo romano. L'unica sua opera nota è l'ampio poema filosofico De rerum natura («Della natura delle cose»), di 7.415 versi a tematica epicurea.
- Viaggio sentimentale, traduzione del romanzo di Laurence Sterne, iniziata nel (1805), pubblicata nel (1813) dall'editore Molini, traduzione italiana del romanzo «A Sentimental Journey Through France and Italy» di Laurence Sterne, iniziata nel 1805 e pubblicata nel 1813 dall'editore Molini.
- Notizia intorno a Didimo Chierico. L'opera, composta di sedici brevi capitoli, costituì l'introduzione alla traduzione del «Viaggio sentimentale» di Laurence Sterne. Le «notizie» presentano la figura eccentrica di Didimo Chierico, sostituto pseudo-autobiografico di Foscolo, attraverso il quale l'autore rivisita ironicamente le proprie esperienze e, in particolare, il personaggio di Jacopo Ortis nell'omonimo romanzo.
- Esperimento di traduzione della Iliade di Omero, comprendente la traduzione del primo libro del poema omerico (1807). Tentativo di traduzione italiana del primo libro dell'Iliade.
- Dell' origine e dell' ufficio della letteratura (1809). Il discorso inaugurale di Foscolo all'Università di Pavia, dove insegnò per un periodo la retorica, pronunciato il 22 gennaio 1809, «Dell'origine e dell'ufficio della letteratura», si concentra sul rapporto tra letteratura e società. Secondo Foscolo, l'arte ha soprattutto una funzione sociale: spetta a essa creare un equilibrio tra le diverse forze sociali, temperandone gli eccessi e le passioni. Ciò è possibile grazie alla forza della parola poetica, capace di creare mondi straordinari, di consolare dai mali della vita e al tempo stesso di consentire agli uomini di conoscere la verità. Letteratura e poesia devono dunque usare un linguaggio comprensibile, capace di portare la verità nel cuore dei potenti come dei deboli.
- Didymi Clerici, Prophetae minima Hypercalypseos liber singularis. Opera in versi latini. Foscolo cominciò a comporla a Milano nel 1810. La pubblicò dopo essersi rifugiato in Svizzera, a Zurigo (giugno 1816) presso i librai Füssli, indicando altro luogo e altra data (Pisa, 1815). Didimo Chierico ne è autore e protagonista.
- Ragguaglio d'un'adunanza dell'Accademia de' Pitagorici (1810). Resoconto di un'adunanza dell'Accademia de' Pitagorici, pubblicato sotto lo pseudonimo di Didimo Chierico.
- Discorso sul testo della Divina Commedia (1818). Commento al testo della Divina Commedia. Foscolo completò soltanto i commenti all'Inferno, oggi conservati nella Biblioteca Labronica di Livorno.
- Saggio sulla letteratura contemporanea in Italia (1818). Saggio sulla letteratura contemporanea in Italia.
- Essays on Petrarch (1823). Saggi su Petrarca, edizione di J. Murray.
- Discorso storico sul testo del Decamerone di messer Giovanni Boccaccio premesso all'edizione delle Cento novelle fatta in Londra. Lugano, G. Ruggia e C., 1828. Introduzione storica all'edizione del Decameron di Boccaccio.
- Della nuova scuola drammatica in Italia, [opera incompiuta].
- Lettera apologetica (1825). Lettera apologetica. Il testo doveva essere pubblicato come prefazione all'edizione della Divina Commedia di Dante che Foscolo intendeva preparare nel 1824 per l'editore Pickering e che non fu mai completata. La dedica «Agli editori della Divina Commedia in Padova» mirava a giustificare l'arbitraria collocazione a prefazione di un testo che presentava elementi politici e autobiografici su Foscolo incompatibili con un'edizione dantesca. Il testo incompiuto della Lettera apologetica fu ritrovato più tardi da Giuseppe Mazzini nel 1840, quando, esule a Londra, si mise in contatto con l'editore Pickering per completare la ricerca delle opere inedite di Foscolo, e fu pubblicato da Mazzini a Lugano nel 1844.
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